Avendo una prognosi migliore, gli individui HIV infetti sempre di più intraprendono viaggi che li espongono ad altre malattie. Il corso naturale dell’infezione da HIV è caratterizzato da una cronica replicazione dell’HIV come misurato dall’RNA-HIV plasmatico che porta ad una progressiva immunodeficienza  caratterizzata da un declino dei linfociti CD4 nel sangue periferico. I consigli prima del viaggio dipendono pertanto anche dalla conta dei linfociti CD4. Nei viaggiatori HIV+ che intraprendano un viaggio si deve considerare l’aumentata suscettibilità a molte infezioni virali, la diminuita risposta immunitaria ad alcuni vaccini e il rischio di severe reazioni avverse ai vaccini vivi, l’accessibilità a strutture sanitarie o a farmaci durante il viaggio. Alcuni paesi hanno introdotto varie restrizioni per quanto riguarda l’ingresso nel paese il soggiorno, la residenza o per quanto riguarda le attività del viaggiatore internazionale con HIV. Ai viaggiatori HIV infetti si consiglia di ottenere informazioni autorevoli su questo argomento da ambasciate, consolati, missioni o altre fonti appropriate.

La terapia antiretrovirale (ART) inibisce la replicazione dell’HIV (l’RNA-HIV plasmatico diviene non valutabile) e porta ad un parziale recupero dell’immunocompetenza  (sale la conta dei CD4). La terapia antiretrovirale comprende tre farmaci antiretrovirali. È essenziale avere un’adesione perfetta alla terapia antiretrovirale per evitare lo sviluppo di resistenza e che il trattamento non sia interrotto. Le valutazioni da fare prima del viaggio includono i rischi associati con l’itinerario del viaggio, la terapia antiretrovirale in atto, la conta dei CD4 e l’RNA- HIV plasmatico,  la storia medica e l’esame obiettivo.

I viaggiatori devono idealmente essere stabilizzati per almeno 3 mesi con la terapia antiretrovirale prima di sottoporsi a lunghi viaggi e l’HIV-RNA non deve essere riscontrabile  (viremia 0). Gli individui con una nuova diagnosi con la conta dei CD4 < 200/mm3 dovrebbero ritardare il viaggio fino a che la conta sia migliorata con la terapia antiretrovirale  specialmente se essi debbano viaggiare in paesi dove le condizioni igienico-sanitarie e le strutture sanitarie siano inadeguate. Questo ritardo ridurrà il rischio di infezioni lega- te al viaggio, di sindrome infiammatoria da ricostruzione immunitaria durante il viaggio e darà tempo per osservare la tollerabilità e l’efficacia dei farmaci antiretrovirali.

L’allontanamento dalla routine quotidiana che si verifica nel viaggio è stato associato a una ridotta aderen- za al trattamento antiretrovirale o al trattamento profilattico per una o più infezioni opportunistiche (per esempio pneumocisti, micobatteri, toxoplasma) e questo deve essere discusso con l’individuo. L’adattamento del dosaggio è necessario se il viaggio comporta cambiamenti dei fusi orari. Gli intervalli tra le dosi devono essere accorciati, non allungati. Il tempo può generalmente  essere aggiustato più o meno un’ora per giorno fino a che non sia raggiunto la posologia desiderata. Per viaggi brevi (1-2 settimane) può essere più semplice mantenere lo stesso intervallo di tempo tra le dosi che si seguiva a casa. Non ci sono specifiche necessità per lo stoccaggio dei farmaci e la loro conservazione a temperatura ambiente.

I viaggiatori devono comprendere che se è necessario interrompere la terapia antiretrovirale (per esempio in caso di situazioni di emergenza come disastri naturali o disordini civili) ed il paziente sta prendendo una combinazione  NRTI/NNRTI2, la NNRTI (efavirenz o nevirapine) deve essere interrotta per prima e le due NRTIs continuate per 7 settimane e poi stoppate. Questa strategia riduce di più del 60% il rischio di NNRTI resistenza osservata se tutti 3 i farmaci vengono interrotti allo stesso tempo.

Molti farmaci antiretrovirali interagiscono con altri farmaci e questo deve essere preso in considerazione quando si consiglia il viaggiatore sulla profilassi antimalarica e su altri farmaci.Bisogna ricordare ai viaggiatori che le capsule di Ritonavir devono essere tenute refrigerate ma possono essere tenute a temperatura ambiente (< 25° C) per un massimo di 28 giorni e che non ci sono speciali richieste di conservazione per altri antiretrovirali che possono essere conservati a temperatura ambiente.

Infine i viaggiatori devono portare con sè un documento che certifichi la necessità di farmaci salvavita loro prescritti senza far menzione all’infezione da HIV. Si deve consigliare loro di portare una scorta sufficiente di farmaci antiretrovirali nel loro bagaglio a mano.

I viaggiatori HIV infetti devono avere un’assicurazione medica che includa la copertura all’estero, l’assistenza in caso di emergenza, e la possibilità di rimpatrio. Essi devono  portare una documentazione medica e devono essere informati circa le risorse mediche esistenti all’estero. Un elenco utile di più di 3300 organizzazioni in 175 paesi coinvolti nel counselling e nella cura degli individui HIV infetti è fornito dal National AIDS Manual (NAM).  Esso si può trovare nel sito www.aidsmap.com.

I pazienti HIV infetti sono più suscettibili alla maggior parte dei patogeni trasmessi per via alimentare o attraverso l’acqua. La morbilità e la mortalità possono essere più alte, per esempio le salmonelle non tifoidee spesso causano infezioni invasive in pazienti con severa immunodeficienza. Protozoi come criptosporidium, isospora, ciclospora e specie di microsporidia che causano malattie autolimitantesi in viaggiatori immunocompetenti, spesso causano malattie opportunistiche croniche devastanti nei pazienti immunodeficienti. La sicurezza  alimentare e l’igiene del cibo sono pertanto di critica importanza. Nell’ipotesi di diarrea febbrile o dissenterica che compaia viaggiando in aree remote, i pazienti HIV infetti con immunodeficienza da moderata a severa devono portare nella propria farmacia da viaggio antibiotici per l’eventuale uso con tutte le informazioni riguardo l’uso.

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