Un grande numero di atleti, professionisti o dilettanti, svolge competizioni all’estero, talvolta in paesi in via di sviluppo.  Si tratta non solo di atleti iscritti ad associazioni sportive iscritte alle rispettive federazioni, ma anche di singole persone che partecipano a maratone, cicloturismo, marce, immersioni  subacquee. La patologia più frequente negli atleti e negli sportivi che effettuano gare all’estero è quella muscolare ed osteo-tendinea, incrementata spesso da condizioni ambientali sfavorevoli (temperature troppo alte o basse, alti tassi di umidità ecc.), da allenamenti incongrui, affaticamento e stress legati al viaggio. Anche se è il più delle volte l’infortunio fisico che compromette  la performance dell’atleta costringendolo  spesso al ritiro dalla competizione, non deve essere trascurata nella preparazione del viaggio la possibilità di contrarre malattie infettive con conseguenti effetti sul singolo atleta e sulla comunità di cui fa parte. Il rischio di malattie infettive, specie di quelle a carico delle vie respiratorie, è legato alla preparazione fisica e al grado di allenamento. É maggiore nei soggetti sedentari ed ancor più nei soggetti sovrallenati o che effettuano sforzi fisici di lunga durata ed elevata intensità secondo una curva chiamata “open window”.

Negli atleti la suscettibilità alle infezioni aumenta durante le fasi immediatamente successive le competizioni sportive. Fattori predisponenti alle infezioni a carico delle vie respiratorie sono lo stress psicologico, la convivenza con altri atleti in ambienti chiusi, la condizione atletica e l’esposizione ad agenti patogeni presenti nel paese dove sono effettuate le gare.

Le infezioni cui può andare incontro un atleta possono assumere dimensioni epidemiche interessando un certo numero di soggetti. In letteratura numerose sono state le segnalazioni a tal riguardo: infezione cutanea da Herpes virus (sumo, wrestling e rugby) o da Streptococco A (calcio, football americano, rugby) o Trichophyton tonsurans (wrestling) o ankylostoma (beach volley), morbillo (ginnastica), HBV(calcio), meningite meningococcica (calcio, rugby), Echovirus 30(baseball), Coxsachia (football americano), Leptospira sp. (triathlon, eco-challenge nel Borneo), C. jejuni (mountain bike). Nella pratica sportiva la cute è suscettibile alle infezioni per l’aumentata sudorazione, il contatto con altri individui e i traumi. La trasmissione di infezioni da herpes virus è più frequente in quegli sport che prevedono un contatto ravvicinato e traumatismi. Comune è la localizzazione all’occhio. Comuni possono essere le infezioni micotiche da tinea pedis (piede d’atleta) per la frequentazione di ambienti caldo-umidi  come possono essere gli spogliatoi.

In uno sportivi che viaggia la preparazione del viaggio deve tener contro del rischio di diarrea del viaggiatore e di altre patologie di tipo gastro-intestinale ad eziologia virale, batterica e parassitaria. In letteratura è segnalata un’epidemia da norovirus in giocatori di pallacanestro e staff NBA del 2010-2011 (Desai R et al. Transmission of Norovirus among NBA players and staff, winter 2010-2011. Clin Infect Dis 2011). I norovirus sono molto infettan- ti e possono persistere a lungo nell’ambiente. Sono resistenti all’azione dei comuni disinfettanti. Esiste evidenza di trasmissione diretta e indiretta. Sono stati l’agente eziologico di numerose importanti epidemie verificatesi su navi da crociera negli ultimi anni. La prevenzione  di infezioni a carico di patologie gastro-intestinali – quando lo si ritenga opportuno – si può ottenere con la vaccinazione contro epatite A, febbre tifoide e colera.

Le infezioni delle prime vie aeree sono la causa più frequente di infezione negli sportivi (> del 50% di tutte le infezioni). Sono più di 200 i tipi di virus ad esserne responsabili. Oltre a rhinovirus, adenovirus, enterovirus, esiste un rischio teorico di influenza, mononucleosi, morbillo, polmonite, meningite. Per quanto riguarda l’influenza, il rischio per gli atleti impegnati in competizioni internazionali è quello di acquisire la malattia in primavera-estate se effettuano competizioni nell’emisfero Sud. Il rischio più importante di mononucleosi è quello della rottura di milza. Il rischio di morbillo dipende dal tasso di copertura vaccinale della comunità e dallo stato immunitario dell’atleta. In letteratura si ricorda l’epidemia di morbillo  occorsa a Niigata (Giappone) nel 2003 durante una ma- nifestazione di Takendo (arte marziale) con 192 casi. Nel 2008 vi fu una meningite da Echovirs 3’ in una squadra di baseball con un tasso di attacco del 40%.

Negli atleti, non solo in quelli di elevato livello che partecipano ai Giochi olimpici e vivono nei villaggi olimpici, ma anche negli studenti che gareggiano in competizioni sportive meno prestigiose, può essere alto il rischio di infezioni sessualmente trasmesse a causa della promiscuità, del minor uso del condom e dello stato psicologico euforico ed eccitato dei giovani che si trovano fuori casa per un periodo abbastanza prolungato.

Per la prevenzione delle malattie infettive negli sportivi è necessario attuare protocolli di pulizia nelle strutture sportive, mantenere una buona igiene personale, non condividere oggetti personali, curare e coprire le ferite della cute, obbligare gli atleti che sanguinano a lasciare il campo.

Oltre a rischi infettivi esiste negli sportivi un rischio di eventi cardiovascolari acuti, specialmente in coloro che si cimentano in competizioni impegnative come la maratona. Gli atleti, specie i master, devono effettuare prima della partenza per queste manifestazioni sportive tutti gli accertamenti relativi allo stato di salute (visita cardiologica, ECG di base e da sforzo, esami di laboratorio, spirometria) per escludere la presenza di patologie (ipertensione, cardiopatia ischemica, cardiomiopatia ipertrofica, sindrome del QT lungo e tante altre) che potrebbero provocare aritmie, infarto del miocardio, morte improvvisa.

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