La chikungunya  è una malattia virale causata da un Alfa virus appartenente alla famiglia delle togaviridae e tra- smessa da zanzare. Due importanti vettori sono l’Aedes Aegypti e l’Aedes Albopictus che trasmettono anche la dengue. Queste specie pungono durante il giorno con un picco di attività nel primo mattino e nel tardo pomeriggio. Entrambe pungono all’esterno, ma Aedes aegypti punge anche all’interno delle abitazioni. Non c’è una trasmissione diretta da persona a persona. Nell’estate 2007, prima volta in Europa, si verificò in Italia e pre- cisamente in Emilia Romagna una epidemia trasmessa dalla zanzara tigre (aedes albopictus). L’epidemia fu innescata da un viaggiatore indiano (caso 0) venuto nel ravennate per visitare parenti. L’epidemia causò circa 300 casi di cui 2 mortali. Nel 2005 si verificò un’estesa epidemia nell’isola di Reunion con numerosi casi di chikungunya importati in Francia.

Il nome chikungunya deriva da una parola chimakonde che significa diventare contorti e descrive il camminare curvo e l’apparenza di sofferenza provocata dai dolori articolari.

La chikungunya esordisce improvvisamente  con febbre alta e dolori articolari che colpiscono le mani, i polsi, le anche e i piedi. Vi possono essere anche cefalea, dolore muscolare, nausea, fatica, rash cutaneo, rigonfiamento delle articolazioni.  La maggior parte dei pazienti guarisce dopo pochi giorni, ma in alcuni casi i dolori articolari possono persistere per settimane, mesi o anche più.

I sintomi sono generalmente autolimitantisi e durano  solo 2-3 giorni.  La viremia dura 5-7 giorni e le zanzare che pungono una persona infetta durante questo periodo possono infettarsi. L’infezione può passare inosservata o mal interpretata nelle aree dove si verifica la dengue.  Casi occasionali  di dolori gastrointestinali, complicazioni agli occhi, al cuore e complicazioni neurologiche sono stati riportati. La malattia può essere fatale negli anziani. La chikungunya  si verifica nell’Africa  Sub Sahariana, nel Sud Est Asiatico, e nelle aree Tropicali del Sud Con- tinente Indiano così come nelle Isole Sud Occidentali dell’Oceano Indiano. Dal 2004, il chikungunya virus ha causato estese e prolungate epidemie in Asia ed in Africa, infettando più di 2 milioni di persone con tassi di infezione, in certe aree, del 68%.

Esiste un rischio per i viaggiatori nelle aree dove la chikungunya è endemica e nelle aree affette da epidemie. Le agenzie  di sanità pubbliche più autorevoli come la CDC Atlanta temono che viaggiatori infetti possano provocare non solo piccole epidemie nazionali, come quella italiana del 2007, ma che possano contribuire a far diventale la malattia endemica in paesi o contenenti che attualmente ne sono liberi. Ciò potrebbe succedere naturalmente  per la presenza in quel paese o continente del vettore: l’aedes albopictus (zanzara tigre) in grado di diffondere il contagio.

La Pan American Health Organization  (PAHO/WHO) in collaborazione con la U.S.CDC ha pubblicato recen- temente linee-guida sulla chikungunya”  The Guidelines for Preparedness and Response for Chikungunya Virus Introduction  in the Americas” per aiutare i paesi a migliorare le loro capacità di scovare il virus ed essere preparati a monitorare, prevenire e controllare la malattia, qualora appaia.

Non ci sono farmaci antivirali nè vaccini in commercio. Il trattamento è diretto principalmente nel dare sollievo ai sintomi, in particolare al dolore articolare.

I viaggiatori devono prendere precauzioni per evitare le punture di zanzare durante il giorno e durante la notte. La partita decisiva nel controllo dell’infezione si gioca naturalmente in campo ambientale nella lotta al vettore: la zanzara tigre con efficaci campagne di disinfestazione.

 

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